Sei tu, il mio caleidoscopio.

“Non ho mai sentito una musica più bella….”

“Di cosa diavolo parli?”

“Del rumore della pioggia, quando batte sui vetri…”

Una musica bellissima, forse rumore, un po’ pianto un po’ voce interrotta. Il fatto è che mi piace tanto perché ho sempre avuto la romantica e disfattista visione che sotto la pioggia possa accadere di tutto, amori, liti, partenze, arrivi, baci, parole. Una specie di catalizzatore, di magnete. Se devi fare qualcosa di pazzo fallo sotto la pioggia perché se è vero che nessuno ti salverà dalla tua pazzia avrai almeno la sensazione di essere, per una dannatissima volta, in linea con le leggi del cielo e del cosmo intero. Guardo il vetro bagnato distorcere le luci di una strada che è la mia, ma non ancora. E le gocce. Come un caleidoscopio.

Sei tu, il mio caleidoscopio.

A volte fa venire il vomito, cazzo. Tanto, troppo di tutto. Poi respiro, assenza. Fermati. Ho bisogno di respirare. Poi ho bisogno di te. Poi ancora di respirare. Pioggia maledetta troppo poca non disseta la terra e troppo la annega, questione di pesi, di misure, di tempi, di connivenze. Ho bisogno di guardarti, ma al riparo, da sotto un ombrello. Da distante.

Sei tu, il mio caleidoscopio.

Sei la lente, il punto esatto attraverso cui guardo quando attorno tutto mi fa schifo. Voglio così, non sei tu, l’ho voluto io perché la realtà mi fa schifo, è complicata, brutta se vogliamo semplificare le cose. E l’ho voluto dal primo istante e l’ho voluto esattamente così, sei un psichedelico notturno e bagnato di pioggia. Se la visione distorta della realtà è consapevole quanto più essere illusoria? Mi rassicura la tua illusione.

Sei tu, il mio caleidoscopio.

Il fatto che per farmi andar bene il mondo io debba necessariamente filtrarlo con una lente mi fa ridere parecchio. Il vantaggio è che così traccio i confini, decido.Metto a fuoco. Chiudo il diaframma. Decido. Filtro. Scelgo i colori.  Viviseziono la realtà.

Come sbirciare nel caleidoscopio. Come guardare la strada mentre piove e cercarsi in quel cellophane di specchio che ricopre tutto. Dio quanto ho cercato. E’ un po’ frugare nel proprio delirio personale, mica roba da tutti. Se si impara però, ad asciugarsi, poi, è la cosa migliore al mondo sapere di potersi permettere un momento di schizofrenia condivisa con l’universo intero.

Sei tu, il mio caleidoscopio.

Ballo, ballo sotto la pioggia. E oggi sono felice che piova, anche se volevo uscire e mi bagnerò questa testa di cazzo. Si, so che mi ammalerò così. Ma lasciami fare, per favore. Che questa frenesia è come la febbre e la febbre serve, amore mio. La febbre è la rivoluzione di un corpo che si ribella, pulisce. Lasciami fare.