Meri é tossica.

Meri è tossica ma non lo sa, oppure preferisce non dirlo ad alta voce che la parola ha il taglio delle lame e a volte meglio usare un sinonimo, un trucco pesante. Il trucco pesante ed inutile di una battona ormai vecchia per portare il suo rossetto rosso carminio.
Meri è tossica, ma non è neanche per l’eroina, la cocaina, quel cazzo di metano e i calmanti che usa per bilanciare il down. E’ più un atteggiamento, è la cazzimma di chi vuole tenere sempre il muso duro, la testa alta,  è la poca voglia di piegarsi, parlo di quel piegarsi naturale che prima o poi tocca, e tocca davvero a tutti anche a chi non vuole.
Meri è bellissima, come le rovine storiche che sgretolandosi rimangono in possesso di quella certa idea di bellezza che sai che devono avere avuto e perso, Meri negli occhi ha gli anni delle guerre, gli anni dell’abbandono, gli anni degli assalti, gli anni dei silenzi e delle ferite.
Meri è tossica di vita e ha preso tanto, tutto, e la vita questa stronza poi si sa che chiede il conto e non permette ritardi o altre menate. E a lei non piace pagare e non le è mai piaciuto pensare che a momenti la vita potesse anche fare schifo e di doversene pure fare una ragione ed andare avanti lo stesso.  Io vorrei dirglielo che, tesoro mio, in questo buco di culo di posto la vita la paghiamo tutti ed è un conto salato sempre.
Ma lei viene qui, beve il caffè triste che le faccio, quello che ha il sapore di fosso, e le nostre confessioni durano il tempo di veder svanire il vapore che sale dalla tazzina, e mica la vita tesoro mio te la posso risolvere così, che l’acqua del caffè si fredda sempre troppo in fretta per i miei gusti. Corre veloce lei, e io arranco dietro ad un tempo che mica capisco, sono indietro, tanto indietro. Mica capisco perché c’ha questa voglia boia di farsi del male, mi chiedo quanto male uno possa farsi, semplicemente per sentirlo poi il dolore, per sentirselo addosso e sentirselo dentro. Per non sentire l’insensibilità. Mi chiedo quanto freddo debba averci per bruciarsi la pelle e l’anima per sentire un poco di caldo.
Ma Meri lascia sempre la tazzina vuota sul mio tavolo, e nei fondi del caffè ci lascia tutte le mie intenzioni buone, le mie supposizioni da psicologa del bar e le mie parole e la mia rabbia da chi vuole distribuire salvezza da dietro un bancone. Ci sentiamo un poco eroi del cazzo a volte, perdonateci.
Meri si fa odiare dal mondo e anche da me nel tempo breve di un caffè, ma ultimamente ho notato che il caffè lo beve sempre più in fretta. C’ha più nemmeno il tempo per questo, c’ha più nemmeno la voglia di far venire lo schifo alle persone che voleva disgustare, schifare, irritare.
Mi fa paura questo buco nero che si autoalimenta.
Niente fine, mai? Davvero?
Chiudo gli occhi, lavo le tazzine sporche, stop.