Black Dhalia. Cronache del Silenzio.

black dhalia

Alla terza volta che provo a scrivere un incipit decente per quello che mi frulla in testa oggi decido di mollare. No, non è un argomento facile e forse buttarcisi a capofitto d’improvviso è il migliore degli approcci possibili.

Guardami, ti prego. Ho deciso di dirti che ti amo, sempre. Anche quando litighiamo. Anche quando mi lasci sola. Magari non afferri il perché quando rimani arroccato dopo una tempesta di veleno e cattiveria. Ho deciso di dirtelo perché è l’unica cosa con cui mi va di provare a rompere il tuo silenzio e anche il mio con una cosa che abbia importanza davvero. Litigare è un’arte in cui non vinco… cedo, sono debole, mi frega la mancanza, la paura, la rabbia incontrollata… come stratega ho la tecnica di un tredicenne alla prima cotta, c’è da dire che mi aiuta la pazienza e la consapevolezza di essere piuttosto stupida. Respiro e cerco di capire, e il più delle volte non capisco mai. Davvero.

Pensavo al silenzio. A quante volte si è fottuto relazioni, amicizie, dolori, anche piccole felicità andate via, così. Si tace per pudore, per paura, per convenienza, per amore. Personalmente ho taciuto più per amore che per il resto, ad ognuno la sua. Mi porto i miei silenzi come sacchi pesanti accumulati negli anni, come un bagaglio scomodo ma rassicurante, una vecchia e consunta coperta sempre troppo corta che lascia scoperti i piedi. E’ che l’ho capito tardi, troppo tardi ho capito che avrei dovuto parlare quando ero scomoda, quando mi sentivo sola, e faccio fatica a liberarmene… un po’ come tanti immagino. Me ne sto sola nel mio guscio silenzioso cercando di frenare l’angoscia e la rabbia e il desiderio di imbracciare un AK-47 per sparare contro un mondo che non ha mai capito un cazzo di chi sono davvero. La cosa veramente orrenda è che quando tu mi dici che mi ami ci credo davvero e vorrei che tu sapessi già tutto di me e io tutto di te e invece è una strada da fare, ed è lunga anima mia.

E c’è che tu sei un guerriero. C’è che inconsapevole di quanto distruggi ogni volta ti riprendi quella parte buona di me che torna sempre. E mi restano i cocci, dentro. Mi si rompono i bicchieri, nel cuore, e il pavimento è pieno di vetri rotti che in silenzio cerco di evitare. E non posso. E credimi, chi ha amato almeno una volta nella vita sa che bisogna essere disposti e calpestarli qualche volta, per amore si deve sanguinare camminandoci sopra. Per questo ti dico che ti amo mentre mi lasci, mentre mi dici che sono sbagliata. E’ il mio modo di essere fachiro del silenzio che ci divide, cammino sui vetri che rompiamo per coprire queste distanze fatte di rabbie, silenzi, incomprensioni.

Sono stanca del silenzio. Il silenzio mi ha portato via tutto, sempre, ogni volta. Perché avevo paura di sanguinare davvero e stavo ferma ad aspettare che quel cumulo di macerie sparisse da solo quando da solo non spariva mai. Non è soffrire che mi spaventa, è accorgermi di averlo fatto per nulla ed essere sola in questo spazio che non è più mio, ne tuo, ne nostro. Ma la garanzia che resterai non me la può dare nessun Dio e nessuna promessa. Si rischia. Si perde, a volte si vince.

Di certo, amore, posso solo dirti che se sorpasso questo spazio, il tuo abbraccio, quello stretto di quando mi respiri vicino all’orecchio, resta sempre il migliore antidolorifico del mondo.