I pezzi che perdo.

E’ strano di come a torturaci siano le cose più insignificanti, minuscole, piccole piccole. Passiamo attraverso un uragano, riusciamo a non morire di dolore e rabbia e poi è sempre la scheggia nel dito che ci tortura. E non basteranno mai le promesse, le scuse, i ti amo, i perdonami. Domande, domande, che porteranno sempre ad altre domande. La baciava? Parlavano? Quando usciva dalla sua porta la salutava con un sorriso? Glieli accarezzava i capelli? Quando era con me e mi sembrava che eravamo felici, ero felice da sola? Non il sesso. Non le bugie. Quelle sono grosse pugnalate che prendiamo e poi curiamo. Ma i ricordi, le risposte che non hai, come le sistemi? Ti torturano il cervello ogni minuto, ogni istante come trapani assordanti.

Come ci sopravvivi allo schifo? All’umiliazione?

Da donna, violata nel tuo più intimo spazio segreto che tenevi solo per lui, come un dono. Ho sempre pensato che l’importante nella vita fosse restare puliti, almeno con se stessi. Poi ti ritrovi che lo sporco te lo mette addosso chi ti giura di amarti. Senza parole. Senza rumore. Senza drammi. Te ne stai lì da sola con questo sporco dentro, addosso e intorno, seduta come una bambina. Piangi ormai per abitudine sperando che lui se ne esca dal tuo cuore insieme alle tue lacrime. E non mangi, e poi mangi e vomiti, e ti torturi. Cazzo se ti torturi quando dovresti torturare lui e non ne sei capace. A pagare è sempre chi è stato pulito. A star male è chi si prende la pallottola nel cuore, ovvio, non chi ti spara in petto mentre ti giura che ti avrebbe per sempre salvato. Ma pago a testa alta. Non ho niente da rimproverare a me stessa.

Domande, domande, domande. Contano i tempi? Conta se è stata una volta o tante? Conta se un uomo ti tradisce dopo 3 mesi di relazione o dopo 5 anni? Conta se ti tradisce con una persona che ama o con una che ha solo accontentato le sue voglie? Conta se ama me o dice di amarmi? E, alla fine, mi salverà avere le risposte? Cosa può salvarmi davvero ora?

Sola, dignitosamente sola, raccolgo i cocci piano piano cercando spiegazioni e un po’ di pace. Come un puzzle a cui so già mancheranno troppi pezzi. Sono le mancanze ad uccidere.

Chissà se uccideranno anche te le mancanze. Chissà se penserai alle risate al parco, chissà se penserai a quando sdraiata sul tuo petto ascoltavo la tua voce leggere per me. Chissà se guardando una qualsiasi panchina in un posto a caso ti ricorderai di quella panchina in cui hai inciso i nostri nomi. Chissà se ti ricorderai di me quando sentirai cinguettare una cocorita colorata. Chissà se un giorno, in riva al mare, penserai di quanto mi hai abbracciata e di come mi si sono scompigliati i capelli mentre avevo le lacrime agli occhi per la gioia di quel momento e ti dicevo “sono tanto felice”. Chissà se ti ricorderai di quando ho rotto il tajine che mi avevi regalato e tu ridendo mi hai detto “sei la solita imbranata”. Chissà se userai ancora quelle frasi che erano nostre, se dirai ancora “senza proprietario”…. Chissà se scriverai ancora lettere per qualcun’altra o ti ricorderai di quella che hai scritto a me. Chissà se entrerai ancora in un negozio di fiori e cercando le orchidee da comprare annasperai dicendo nomi strani. Chissà se guardando quella maglia capirai che eravamo una squadra o potevamo esserlo ma mi hai messa in panchina. Chissà se vedendo un tatuaggio, un disegno, una foto penserai “magari l’ha fatto lei”. Chissà se sentendo qualcuno soffiarsi il naso ti girerai di scatto per vedere se sono io. Chissà se vedendo quella “stupida carota” ti verrà ancora un sorriso. Chissà se ti chiederai come sto. Chissà se ti torturerà sapere che è stata colpa tua o se resterò solo una macchietta di inchiostro sporco nel libro della tua vita. E mi cancellerai.

Infondo vorrei solo che almeno tu ricordassi tutto. Perchè la cosa peggiore è che mi sembra di non essere esistita mai. Quella cosa lì, che a me sembrava felicità, sparisce. Non sei mai esistita. Non ci sei nelle foto. Non ci sei nei sorrisi e negli occhi. Sparita. Sparito tutto. Sparito l’amore. Spariti i progetti.

Tutto raso al suolo. Devastato. Ora c’è vuoto. Ora è il punto zero.