Digressione sulla mimosa.

Buona festa della donna, eh. Anche se non riceverete mimose che tanto puzzano di piscio e lasciano pallini ovunque. Il significato è altrove e al prossimo che mi sciorina il “bisognerebbe festeggiare ogni giorno le donne e non solo l’8 marzo” (frase intercambiabile all’occorrenza/ricorrenza con San Valentino, festa della mamma, natali, pasque e liberazioni varie) gli spiego giusto due cose. Tipo che siamo noi donne le portatrici sane del nostro morbo. Noi, il male un poco ce lo vogliamo, pensiamo di meritarlo, gli permettiamo di farcelo e ce ne facciamo un sacco. Dovremmo fustigarci da sole, co’ sta cazzo di mimosa…. un favoloso “mea culpa”  spiumando palline gialle nell’atmosfera circostante… stile Priscilla la regina del deserto. Via.

E quindi gli auguri vorrei farli davvero, di cuore, a tutto ciò che ci fa male, a tutto ciò che ci distrugge o che almeno tenta di farlo. Tanto poi noi rinasciamo, sempre… no, non come l’araba fenice. Diciamo, mhhh… più come la muffa sul muro del bagno.

Buona festa ai tacchi alti e ai jeans stretti. Alla dieta che inizieremo domani, in un domani ipotetico, di che anno non lo sapremo mai. Ai capelli secchi e alle doppie punte, alla cellulite, alle rughe, ai peli superflui ma sempre meno superflui di certi uomini. Buona festa della donna ai nostri “cambierà”. Ai nostri “è colpa mia”, ai “non voleva farmi del male”. Alle scuse che abbiamo detto agli altri, ma mai a noi stesse. Anche ai vaffanculo eh, con stesso ragionamento.

Buona festa della donna alle libertà che ci neghiamo, al gelato che non mangiamo per entrate in vestiti che non ci piacciono per piacere a uomini che non ci meritano.

Buona festa della donna a chi è donna e punto e fine. A chi sceglie di essere madre perché ci vuole coraggio, a chi sceglie di non essere madre perché cristoddio ce ne vuole molto di più. A chi non può e invece vorrebbe, e gli tocca di portarsela a spalle questa croce dell’inadeguatezza, in un mondo dove uno spermatozoo lento è un intimo segreto ma un utero ostile è discusso in pubblica gogna.

Buona festa della donna alla superbia, all’avarizia, alla lussuria, all’invidia, all’ira, alla gola e all’accidia. 7 nomi per 7 vizi, d’altronde l’offesa è grammaticalmente femmina. Buona festa all’ansia da prestazione, all’ansia delle aspettative, all’ansia che provoca l’ansia di avere l’ansia. Buona festa della donna alle donne che nascono donne ma senza una vagina. E a tutte quelle che di vagine ne gestiscono più d’una. Buona festa all’eyeliner sminchiato delle 8 di mattina, che se impari a gestire quello significa che già hai imparato a gestire almeno almeno due terzi dei problemi mondiali.

Buona festa alle piccole donne, alle grandi donne, alle donne obese, alle donne stupide, alle donne tradite. Alle stronze, alle puttane, alle impenitenti, alle timorate di un dio qualsiasi, a caso.