Mangiatempo e la Bambina che odiava i piedi.

C’era una volta una bambina che odiava i piedi e abitava nel regno viola di non molto lontano da qui. Nel regno viola di non molto lontano da qui vivevano un sacco di abitanti, e di conseguenza un sacco di piedi, piedi piccoli e grandi, piedi pelosi e piedi caccolosi, piedi puzzolosi e piedi dalle lunghe dita, piedi dinosaurosi e piedi arquati e anche qualche piede piatto. Nel regno viola di molto lontano da qui si raccontava che i piedi rappresentassero le persone e così la Bambina, proprietaria di un grazioso paio di piedini pacioccosi e morbidosi aveva iniziato ad odiare i piedi perché infondo infondo infondo desiderava un mondo dove tutti avessero dei piedini pacioccosi e dove nessuno avesse dei piedi schifosi e delle schifose anime. In realtà, pensava lei, erano i piedi ad odiarla. Perché i piedi brutti sono invidiosi.. e si nascondono, e bramano irosi e non hanno compassione né sono simpatici. Calpestano arrabbiati e sbattono furiosi e corrono alla rinfusa creando scompiglio, senza grazia e senza delicatezza, senza amore, senza compassione e senza bellezza. Piedi su piedi, ammassati, solo a far rumore e a sollevar polvere. La Bambina era talmente ossessionata dai piedi che camminava sempre testa bassa, a cercar piedi da evitare, a cercare piedi da scansare per non farsi toccare neanche per sbaglio. Era talmente ossessionata che i suoi piedi venissero impolverati, sporcati, infangati, che un giorno decise di sfilarli, per custodirli, per tenerli puliti e non permettere a nessuno di bramare la dolce rotonda pacioccosità dei suoi piedi a forma di Buondì Motta. Gli sembrava una cosa molto molto intelligente, e così se ne stava ore e ore seduta sul ciglio della strada a guardare dei brutti piedi camminare nelle loro brutte vite.

Un giorno però nel regno viola di non molto lontano da qui arrivò uno strano carretto con una strana scritta, il cartello diceva “Lo spettacolo di Mangiatempo”. Mangiatempo era un Mago ma non si sapeva bene di cos, si diceva rendesse le persone felici quando faceva la sua Magia, che però, nessuno conosceva. Tutti sapevano della Magia eppure nessuno l’aveva mai vista, la sua fama lo precedeva e le persone inziavano già ad essere curiose e felici ben prima di qualsiasi sua apparizione, di qualsiasi spettacolo. Erano solamente felici di aspettare.

La bambina era seduta poco distante, nel regno viola di non molto lontano da qui, da dove Mangiatempo aveva deciso di fermare la sua carovana. Sentiva la musica, aveva sentito parlare della Magia di Mangiatempo e vedeva gli abitanti arruffarsi e scorazzare attorno alla buffa carovana e in giro, frenetici come formiche ubriache. Ma lei non aveva i piedi, e non poteva vedere che poco più in là del suo naso e delle sue piccole manine di pan di zucchero. Si ripeteva che non c’era niente di bello in mezzo a tutti quei piedi, troppa polvere, troppo rumore e troppo rischio, troppi troppi brutti piedi. Mangiatempo nel frattempo intratteneva gli abitanti dai brutti piedi con qualche trucco da prestigiatore, niente di più, era troppo stanco per la Magia vera, aveva capito che il trucco che funzionava sempre, se lui sorrideva con tutti i suoi 200 dentoni gialli le persone sorridevano a loro volta dimenticandosi perfino dei loro brutti piedi. Era un trucco da poveri ma di qualcosa si deve pur vivere, diceva a se stesso Mangiatempo.

Mentre sorrideva senza motivazione ma con molta molta convinzione, roteando gli occhi come un camaleonte un po’ per gioco e un po’ per abitudine, noto nella strada a fronte della sua buffa Carovana una piccola, cicciosa bambina viola senza piedi. Era diversa. Era diversa soprattutto perché in un paese di orribili piedi pelosi e di dinosauro, anche se lui non aveva mai visto i piedi di quella strana bambina con le mani di pan di zucchero, lui sapeva che lei, da qualche parte, aveva dei bellissimi piedini, solo che era troppo impaurita e non aveva il coraggio di usarli, di pasticciarli un po’, aveva paura che da un piedino infangato non si potesse tornare indietro e salvare mai più.

Decise Mangiatempo che era ora della sua Magia. Camminò verso di lei, che guardava curiosa questo orso dalla barba spinosa e dal grosso giallo sorriso e che sembrava sapere così tutto di tutto, del mondo e dei piedi belli e brutti. Per la prima volta la Bambina che odiava i piedi non riuscì a staccare occhi dagli occhi, Bambina non sapeva come erano i piedi di Mangiatempo, e quel sorriso occhi negli occhi durò l’eternità di una frazione di secondo.

E poi eccola la Magia di Mangiatempo. La sollevò, senza chiederle nulla dei suoi piedi mancanti perché lui li vedeva, infondo. Sapeva che c’erano e gli bastava, perché Mangiatempo viaggiava nel tempo del cuore e poteva anche immaginarseli i piedi senza vederli davvero. Sapeva tutto di tutto e sapeva anche che a volte bisogna prendere le bambine e farle volare per un po’ prima di metterle sopra ai loro piedini e farle camminare. Serve un motivo. E così, ecco, un grande salto e occhi chiusi sul sogno di Mangiatempo che era un raccontastorie eccezionale, e Bambina era su una nuvola, poi poco più in là su un unicorno o poi ancora su una spiaggia con le onde che ridono tutto il tempo. Bambina riaprì gli occhi, felice come mai era stata, e Mangiatempo si allontò, come un gambero, all’indietro, sempre sorridendo e ciondolando nei suoi buffi abiti da ciarlatano.

Bambina sentiva il cuore correre verso Mangiatempo e la sua Colorata Carovana. Corse a prendere i piedi, semplicemente. Ci camminò un po’ incerta mentre nella testa rimbombava quella risata fragorosa. Dapprima cadde, inciampò, perché si sa, i piedi, quando si rimettono a camminare scricchiolano, e cigolano e sono molto goffi e maldestri. Però Bambina aveva visto gli unicorni, le nuvole ed il mare e non sapeva se Mangiatempo gli unicorni li teneva anche nella sua Carovana. Ma valeva la pena di andare a vedere. E per la prima volta si stupiva della bellezza di sentire le foglie e i sassi sotto i suoi piedini morbidosi, e anche se si stavano sporcando lei vedeva solo al di là dei sorrisi e delle teste ciondolanti che attorniavano la carovana. Cercava Mangiatempo per chiedergli ancora la sua Magia ma la magia è che nel frattempo aveva già saltellato la strada e che era ad un passo dalla Colorata Carovana, fra piedi sporchi e teste ciondolanti che la schiacciavano, e la spingevano, e sporcavano e impolveravano, lei che era così piccola da stare nella tasca di ognuno di loro. Ma non importava molto, non importava nulla davvero a lei che così piccola sentiva il cuore gigante, aspettando.

Il morale di questa storia è che se sorridi aspettando un unicorno, sei grande abbastanza da essere felice.