Piazza Indipendenza.

C’era quella piazza, piazza Indipendenza, e c’eri tu che arrivavi bello come un Dio, con quel vestito nero, sempre ridendo con quella espressione in viso che era pura strafottenza. Tu che dalle mani magicamente facevi apparire uva che mi mettevi nella bocca, acino per acino e c’era quel caldo che faceva sudare anche i pensieri e ricordi di una me confusa, disorientata, ubriaca.

Ricordo la gelosia. Le lacrime trattenute che scendevano appena scappavi da me, sempre troppo presto, sempre troppo freddo. Ti avrei voluto di più, e non me lo potevo permettere per un sacco di buoni motivi ma infondo per nemmeno uno di buono.

C’era la rabbia di saperti solo, con la tua fame di vita e di mondo, e io che ero troppo piccola per darti quello che sarebbe bastato a farti rimanere.

Piccola era come mi sentivo la maggior parte del tempo. In balìa dei tuoi tempi, delle tue richieste, del tuo incostante esserci. Avrei voluto un appuntamento normale, sai, quelli in cui tu saresti arrivato con un fiore e io sarei stata bellissima ma senza l’angoscia di doverlo essere per moneta di scambio. Avrei voluto tu non mi chiedessi mai niente e mi donassi un po’ di più. Saremmo stati pari, noi, che pari non siamo mai stati.

È che in amore c’è chi prende e chi da. Non ho cambiato le regole, non ho sovvertito le partiture. Anche se non chiedevi era quella la mia prigione. Darti tutto, aspettando che tu uscissi dalla tua, fatta di cose non dette, silenzi e tante troppe mezze verità per uno che con gli occhi sa mentire così bene. Mi stavi concedendo un varco, non sapevo allora se fosse un regalo o una condanna.

Avrei voluto essere più forte invece ti ho lasciato sfilarti dalla mia vita quando hai capito ogni mio limite. Te ne sei andato che mancava poco a Natale. Sei andato e basta come tutte le volte in cui dicevi “ciao, non fare cazzate” e io ci credevo davvero non fosse una frase del cazzo. Pensavo ti importasse davvero, allora.

Avrei voluto dire a te, che eri sempre padrone dei giochi e del tempo, che si… c’era stato un altro. Te lo avrei detto solo per farti crollare un poco, per cercare di farti smuovere. Sarebbe stata una bugia da poco, infondo. E tu non mi avresti mai creduto perché io con gli occhi non so mentire e tu le persone le leggi fin troppo bene.

Mi hai fatto una operazione al cuore, col mio consenso, senza anestesia nè presidi sterili. Comunque sarebbe andata, averti mi avrebbe lasciato una grossa cicatrice, lo sapevo e questo taglio sul petto me lo ricorda ogni giorno.