Everything unsaid.

Non pensavo di essere quel tipo di donna. Non pensavo di poter essere così gelosa, al punto da trarre conclusioni affrettate ad ogni tuo minimo movimento, ad ogni tua rotazione degli occhi. Per quanto poi fossero giuste, pensavo di essere il tipo di donna che sa perdonare, il tipo di donna che sa di essere scelta e sa accettare una debolezza maschile. Non pensavo di essere il tipo di donna che soffre per la tua indifferenza, ma soprattutto non pensavo di essere quel tipo di donna a cui neanche rispondi, che ignori e con cui eviti sistematicamente di parlare.
Sarà che ti ho dato tutto, troppo, e da subito. Sarà che la tua fame di vita, di amore, ha fatto in modo che tu ti servissi da questo banchetto a piene mani sapendo benissimo di non averle nemmeno lavate prima di accomodarti a tavola.

Pensavo che quello che ti stavo offrendo avesse un valore. Pensavo avresti avuto rispetto se non altro del sentimento che avevi detto così tante volte di provare, rispetto per me e anche per te stesso. Pensavo avresti avuto cura almeno del dolore che provavo per te, che invece ti è ignoto, forse fluttuo in un angolo remoto della tua mente e nemmeno ricordi il mio viso. Sono solo qualcuna che c’è stata, qualcuna che è passata, anche troppo in fretta per lasciarti una ferita che sanguinasse davvero.

Non ti ha mai nemmeno sfiorato l’idea di innamorarti di me, vero? Ero un surrogato dell’amore che avevi perso o mai avuto, la falsariga del calore di un nido, la brutta copia dell’idea della famiglia che ti eri costruito in testa ma che comportava troppo sforzo, all’atto pratico.
Bastava non mentire, bastava mostrare le tue debolezze. Le avrei accolte come del resto ho fatto con tutto di te. Accettando tutto anche quello che umanamente era inaccettabile. E come avresti dovuto fare tu, se non altro per un senso di coerenza.

Davvero costo così tanta fatica? E, soprattutto, davvero non ne valeva la pena?