Io e il mio credito con Dio

Ciao grande signore con la barba bianca e il figlio communista. E’ da un po’ che non parliamo ma se mi conosci sai che ho avuto il mio bel da fare.
Volevo dirti semplicemente che ammiro molto la tua immensa ironia, sei veramente simpatico a volte.
Passino tutti i regali che mi mandi, malattie, sfighe, imbecilli random. Regali non chiesti, come i 43 servizi di tazzine di quando ti sposi. Ma senti, se la prossima volta mi fai una busta mi sa che andiamo meglio tutti e due.
Ti ringrazio infinitamente di ciò che mi fai passare, ma ti ricordo che con te sono a credito, me ne devi parecchie. Avvisami pure eh, quando vuoi passo a riscuotere, sennò poi finisce che il credito diventa enorme e altro che busta.
Sai, basterebbe veramente poco per andare in pari, una vita normale, una salute normale, anche degli imbecilli normali eh, ma no… te devi dempre strafare. Molto generoso da parte tua. Davvero. Ma risparmiati pure e vai ad appioppare sfighe altrove, non credo che ne sentirò la mancanza. Ne ho accumulate abbastanza per conviverci un altro paio di annetti. Sarei molto grata se tu mi considerassi quale l’atea che sono, miscredente e anche stronza, dai, non merito tutta la tua attenzione.
Considerami anzi pure come quei parenti che vedi solo a Natale. A me un “a te e famiglia” va più che bene, sono umile e mi accontento.
Pazienza avessimo un bel rapporto io e te. Io ho provato anche a stare al tuo gioco ma le cose non sono migliorate di un gran che, boh, forse volevi di più dalla nostra relazione ma io continuo a vederti come un amico, non c’è futuro, fattene una cazzo di ragione. Stai diventando peggio di uno stalker, e mi chiedo ogni giorno il perché del tuo accanimento poco terapeutico.
Ora ti saluto. Devo prendere le medicine, fare l’aerosol, mettermi l’ossigeno in culo e via pedalare.
Aspetto sempre il tuo bonus di rimborso, assegno o contanti, indifferente.