Domo mea.

Non ho visto le acque cristalline affollate dai turisti. Non ho visto i vip, non ho visto i mega yacht dei vip. Non ho visto i parcheggi, i ristoranti, i vestiti leggeri bianchi sfoggiati per il lungomare d’estate, gli aperitivi in spiaggia, non ho visto nemmeno le tante troppe file di ombrelloni allineati come soldati, a cui mi hanno abituata durante la mia infanzia prettamente adriatica.

Ho visto meno. E insieme di più.
Ho visto una terra selvaggia, una terra così arida da essere buona per raccogliere lacrime e sangue e non restituirteli più. Ho visto un mare selvaggio, a tratti inaccessibile, da conquistare coi tagli sui piedi. Ho visto la bellezza, nei loro occhi, nei loro volti scavati dal maestrale, nei loro cuori cresciuti come fiori di cactus tra le rocce, le pupille scure e piene come olive, la pelle dall’odore salmastro. E un anima come il vento, che senti attorno, addosso, che è sostegno e anche instabile spinta, un anima che ti fa barcollare, mettere le mani a terra, e ti fa piangere dalla paura di non poter restare in piedi dopo che ti ha trapassata così. Con la semplicità di un abbraccio. Niente di più semplice, niente di più sconvolgente.
Ora capisco perché si scappa da un posto così. Con questa terra non puoi mentire. Non puoi barare. Ti scava dentro, ti costringe al limite di te stesso, ti mette al muro. Ti sbatte al muro e poi ti bacia. E ti fa l’amore da dentro. E tu a questa terra devi dare tutto, tutto o niente. Le mostrerai i tuoi tagli e questa terra te li guarirà col sale. Ti farà scendere lacrime che raccoglierà in terracotta, buone per lavarti il cuore dal troppo che ti porti dentro.

E poi le donne. Belle solo come certi fiori che ho visto crescere solo in montagna. Belle di orgoglio, belle di fierezza, belle di sorrisi, belle di abbracci. Belle come solo bella è la terra, l’acqua che scava la roccia e si trova nuova strada. Belle che non smetteresti mai di starci vicino perché se c’è una cosa che sanno fare, è farti sentire a casa, senza dirtelo, senza gesti eclatanti, senza grandi parole. Ridono con gli occhi, parlano con l’anima, vivono col cuore esposto, di fuori, ad essiccare come foglie di erba luisa.

Con i sardi, con questa terra, non ci scherzi.
Crudele come la purezza, mi ha sbattuto davanti i miei anni migliori in cui pensavo di capire tutto. E non lo avevo capito, l’ho capito ora. L’ho capito qui. L’ho capito viaggiando con una valigia semivuota del superfluo, togliendo, esponendo il fianco, mostrando le ferite. Mi sono aperta la pancia, ho esposto le viscere al sole, mi sono cavata gli occhi per la troppa bellezza. E ne sono uscita guarita, ricomposta, sanata, riempita, abbracciata.

Posso capire perché si possa scappare da qui.
E posso capire perché ci si torni, sempre, come nel grembo di una madre terra che ti ha partorito nel dolore, che tu pensi anaffettiva ma che ti sta solo forgiando l’anima.